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In questo primo numero del 2016 letture, concorsi, mostre e corsi consigliati, ma anche una rubrica tutta nuova.
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Ciao a tutti,
questa mattina mi sono svegliata all'alba e ho deciso di terminare davanti a dei morbidi pancakes questo quinto numero di  That’s Colore!
Il cielo è rosa e luminoso e si tinge del viola dei comignoli che sbuffano senza sosta su Milano. 


Le prime luci del mattino sono le mie preferite: c'è un silenzio quasi irreale su questa città che si dice non dorma mai, che mi permette rileggere e sistemare senza troppe distrazioni. 

Questo mese poi, ho deciso che la newsletter avrà una sorta di fil rouge ad unire gli argomenti che ho scelto; sarà il sogno. La dimensione onirica mi ha sempre affascinata molto e ricercare come molti artisti hanno interpretato il rapporto fra sogno e realtà è stato davvero arricchente. 
In copertina Jiri Trnka, che ha fatto della delicatezza e delle atmosfere fatate il suo marchio distintivo; e poi vedremo scenografie belle da levare il fiato, sculture surreali e bizzarre, ed uno dei libri che ho preferito leggere e guardare.

Non è finita qui: ho ricominciato un manuale che per me è stato fondamentale per affrontare alcune scelte in ambito artistico, professionale e sì, anche privato. Si intitola "La via delll'artista" (Julia Cameron, edito da Longanesi) e dura 12 settimane. Su ogni numero dei prossimi 12 mesi di That's Colore! riporterò alcuni spunti e riflessioni nati da questo percorso. E' un libro che nel corso di questi anni ho consigliato a molti amici, allievi e colleghi. 


Allora, buona lettura!

 

Lo sapevate?
Molti server di posta tagliano in due la newsletter e rischiate di vederne solo la metà. 
Selezionate una voce uguale o simile a "Visualizza intero messaggio" alla fine dell'email per non perdervi nemmeno un pezzetto di That's Colore!.

Letture Consigliate: "L'omino e Dio"

In un pomeriggio primaverile del 2012 mi sono trovata all’interno della mia biblioteca preferita (di cui prima o poi vorrei raccontarvi) per ripararmi da un improvviso temporale ed aspettare che spiovesse. 
Ho passato un paio di ore a fare incetta di albi illustrati e mi è capitato fra le mani “L’omino e Dio”. E’ stato amore a prima vista.

Scritto e illustrato dalla bravissima Kitty Crowther e pubblicato in Italia da Topipittori, mi ha incuriosita, perché dal titolo credevo si trattasse di un libro cristiano per bambini, ma la copertina stonava decisamente con un genere di pubblicazioni che solitamente mostrano scelte più tradizionaliste (e spesso un po’ tutte uguali, se mi è concesso dirlo).


Mi sono seduta e mi sono lasciata rapire dalla brillantezza di un arancio quasi accecante che mi ha accompagnato nella scoperta di un libro che è tutto fuorché comune o scontato: Dio non è affatto come l’omino se l’era immaginato e non sa tutto come l’omino credeva.





L'incontro tra Omino e Dio ha luogo in un lussureggiante paesaggio naturale che non sembra fare solo da sfondo, perché la divinità è in ogni piccola cosa...

Dall'incipit:

«Chi sei?» domanda educatamente.
 «Sono Dio»
«Sei Dio? Il DIO? Non ti immaginavo assolutamente così.»




Semplice, ma mai banale, il libro ha più piani di lettura; così risulta interessante e godibile per piccoli e grandi.
Per “L’omino e Dio” Kitty Crowther ha ricevuto l’Astrid Lindgren Memorial Award. Meritatissimo, per questo piccolo capolavoro!



A chi lo consiglio: a chi vuole affrontare da solo o con un bambino la tematica della spiritualità, senza necessariamente incorrere in quella religiosa. E’ un libro il cui finale lascia con delle domande e delle riflessioni, ma al tempo stesso con un senso di incanto e di magia.

Storia dell'Illustrazione: Jiří Trnka
Molti appassionati di illustrazione lo avranno incontrato nelle proprie ricerche e navigazioni per via dei suoi bellissimi libri illustrati; ma Jiří Trnka (1912-1969) è stato anche un celebre film maker, eccellendo nell’animazione stop motion dalla seconda metà degli anni Quaranta a metà degli anni Sessanta.
Figlio di una sarta e di un idraulico, il giovane Jiří si orientò presto all’attività artistica. Allievo del celebre marionettista Josef Skupa si appassionò nel confezionamento di pupazzi e marionette e fu proprio il suo insegnante a convincere la sua famiglia ad iscriverlo ad un percorso di studi di Arti applicate a Praga. 
Qui cominciò anche la sua brillante e duratura carriera di illustratore, dalla fine degli anni Trenta. 
Particolarmente note, fra le sue pubblicazioni, quelle relative a Shakespeare e Alice nel Paese delle Meraviglie. 

Alla fine degli anni Sessanta gli fu conferita la Hans Christian Andersen Medal per l’illustrazione. 
Non mancò di essere anche autore: scrisse ed illustrò “Through the Magic Gate”.
Non meno importante fu la sua carriera di film maker e marionettista: il suo "Špalíček", film del 1947 composto da sei corti, fu premiato nientemeno che al Festival di Venezia.
In Patria era talmente celebre che il governo stanziò dei sussidi per le sue opere: ben pochi altri artisti poterono vantare un onore simile. In seguito gli è stato dedicato più di un francobollo in Repubblica Ceca. Non male, no?
Libri

Purtroppo non sono molti i libri illustrati da
Jiří Trnka che si possono trovare regolarmente in commercio. Con un po' di fortuna e tanta ricerca si possono trovare alcune edizioni originali in bancarelle, negozi di libri vintage e anche su Ebay (come in questo caso, guardate che bello!).
Su Amazon ci sono comunque alcuni volumi interessanti: 
Approfondimenti

[1] Una bella galleria comprensiva di tavole a colori e bianco e nero molto eleganti. 
[2] Filmografia completa di questo straordinario artista
[3] Interessanti articoli e gallerie su Animation Treasures 
La mostra di Alfons Mucha a Milano

Milano| Palazzo Reale| Fino al 20 marzo 2016 | Info

Due settimane fa sono finalmente riuscita a visitare la mostra di Alfons Mucha a Milano: posso dire che a Palazzo Reale hanno fatto le cose in grande.
Il turchese e l'oro, insieme ad altre tinte lussuose accompagnano i visitatori che vogliono immergersi nelle atmosfere sensuali dello straordinario artista ceco.
Com’è strutturata la mostra
  • La prima sezione è dedicata al teatro e alla figura di Sarah Bernhardt, diva iconica di quell’epoca e protagonista di diversi manifesti teatrali ad opera di Mucha.
  • La seconda sezione raccoglie manifesti e packaging; tutto ciò che Alfons Mucha firmava con la sua innata eleganza e portava nelle case e nella vita di ogni giorno. Come dicevo, confezioni di biscotti, cioccolato, ma anche profumi.
  • La sensualità della figura femminile e delle sue forme è il tema della terza sezione di questa ricca mostra.  Donna ritratta come eterea e divina o come diva seduttrice, sempre con pose ed espressioni eleganti e ricercate, incastonata come un gioiello in cornici e decorazioni dorate o argentate.
  • Anche il Giappone come esotica ispirazione, trova spazio nella quarta sezione. Qui si vede come l’Oriente aveva affascinato gli artisti  europei tra il XIX e il XX secolo, dando vita al cosiddetto giapponismo.
  • La quinta sezione, non molto grande, racchiude l’attenzione che artisti ed artigiani hanno donato alla figura animale. La grazia del pavone è stata ripresa da molti artisti, ma non mancano libellule e rettili, fino ad arrivare a creature fantastiche relative a leggende e al folklore.
  • Oggetti e pietre preziose facevano parte dell’immaginario art nouveau: è a loro che è dedicata la sesta sezione della mostra. Qui troviamo litografie a tema, ma anche gioielli e altri oggetti preziosi artigianali.
  • Stagioni, ore e mesi, e quindi il tema del tempo, sono i protagonisti della settima sezione. Ci sono anche diverse versioni delle stesse litografie ed è interessante notare quali modifiche venivano apportare da una all’altra.
  • La mostra si chiude con un’ottava sezione dedicata alla decorazione a tema floreale nel liberty e nell’art nouveau.

Alti e (pochissimi!) bassi
 

  • La litografia che ho preferito all’interno di questa maestosa mostra è senz’altro quella che Mucha realizzò tra il 1905 e il 1906 per “La signora delle Camelie”. Non solo è molto più grande di quanto mi aspettassi, ma i riflessi delle stelle e degli altri elementi argentati al suo interno mi hanno tenuta incollata diversi minuti senza essere in grado di procedere al resto della mostra!
  • Non mancano gli studi e i bozzetti, che non sono certo meno interessanti delle tavole definitive. 
    In particolare gli schizzi a tema botanico profumano della raffinatezza che questo artista sapeva infondere a qualunque disegno. Peccato che siano stati appesi ad un’altezza scomoda per apprezzarli fino in fondo, così come molti ritratti.

  • E’ invidiabile la naturalezza con cui Mucha riusciva a disegnare pannelli ed affiches, packaging di saponi e confezioni di biscotti, senza mai perdere l’eleganza che contraddistingueva la sua produzione artistica. Così, mi sono trovata a fissare a lungo diverse confezioni di tavolette di fondente, e stavolta non per il cioccolato.

  • Le più di 100 opere di Mucha vanno un po’ ad offuscare il resto della mostra, costituito da mobili, vasi ed altri accessori e complementi di arredo, tutti liberty e art nouveau.  
    Alcuni risentono di un allestimento non proprio ottimale, che non li mette particolarmente in risalto; un peccato perché si tratta di oggetti straordinari. Quelli che mi sono rimasti più impressi sono un maestoso pianoforte di ebano (un po abbandonato a sé stesso in un corridoio fra una sezione della mostra e l’altra) ed una serie di vasi davvero meravigliosi per forme e colori, ma anche per la particolarità di alcune superfici riflettenti o perlacee davvero evocative!
  • Per finire, una nota sul catalogo, che ho deciso di non acquistare dopo averlo sfogliato, nonostante l’alta qualità della carta e della grandezza soddisfacente delle immagini, a causa di una grafica un po’ sciatta e in alcuni punti decisamente poco funzionale. Se volete avere un piccolo archivio a tema Mucha e Art nouveau, ci sono volumi e monografie decisamente migliori in circolazione. 

Mostra consigliata a:

1. Chi vuole studiare composizione, tratto e scelta delle palette colore.
2. Chi è appassionato di Liberty e Art Nouveau.
3. Chi è interessato al disegno anche nelle applicazioni più commerciali: è di sicura ispirazione!
4. Chi è affascinato dalla rappresentazione della figura femminile e dalla decorazione floreale.
5. Chi vuole avvicinarsi alla litografia.

Non consigliata a:

1. Chi non sopporta tutto ciò che non è minimal. Questa è una mostra per occhi affamati di decorazione.
2. Chi è in cerca di una mostra piena di studi e bozzetti: ci sono, ma non in grandissima quantità.

Fonte immagini: MilanoInContemporanea - Fabrizio Stipari - Art Tribune
Le 5 ottime qualità di un freelancer
Illustrazioni di Marta Colomer

Mi trovo spesso a spiegarlo, durante i corsi (In particolare durante il workshop "il sogno e il mestiere" con Ilaria Urbinati) e al tempo stesso, ad apprenderlo mano a mano che lavoro come freelancer.
Disegnare non basta. Disegnare bene non basta. 
Certo, essere dei bravi disegnatori e/o grafici è della massima importanza, ma è proprio così: non basta. 
Ci sono in gioco molti fattori per la riuscita di un'attività in proprio, fra cui risorse personali e caratteristiche caratteriali che alimentano la riuscita dei progetti e i rapporti di lavoro.
La cattiva notizia è che non tutti possediamo queste buone caratteristiche; quella buona è che possiamo svilupparle. Giuro che è vero!
Qualunque mio amico stretto vi potrebbe raccontare di quanto fossi disorganizzata e ritardataria e, mi vergogno un po' ad ammetterlo, inaffidabile.
Ma con un po' di volontà e un po' di studio, migliorarsi si può. Ogni tanto arrivo ancora in tipografia senza la chiavetta USB giusta per la stampa dei file, ma il peggio è passato.
Anche altri aspetti della propria personalità possono venire smussati in favore di una migliore riuscita professionale. Basta una salda motivazione.
Ma quali sono alcune delle più importanti qualità in chi fa o vorrebbe fare il freelancer? Eccone cinque.
Pronti al check?

  1. Parsimonia
    Potremmo chiamarlo anche "senso dell'economia" o "frugalità". Un freelancer lavora e lo fa per avere un’entrata economica, per vivere. Per questo si troverà a fare i conti con l’aspetto meno nobile di un mestiere creativo: le spese ed i guadagni. E quindi con il concetto di budget, con quello di listino prezzi e preventivo. 
    Per questo diventa indispensabile tenere un taccuino spese (analogico o digitale, come si preferisce) e stabilire un budget spesa annuale a cui attenersi strettamente.




    Per esempio, per il 2016 non ho preventivato nessun articolo hi-tech per la mia attività e, anche se in questi giorni c’è un’offerta MacBook che mi fa friggere di tentazione, farò la brava e mi limiterò a ciò che ho previsto nelle spese: nuovo sito, materiale promozionale per la Fiera, albergo e treno per la Fiera.  
    Anche l’aspetto fiscale di un’attività in proprio è importantissimo per non aver brutte sorprese strada facendo: so che è noioso organizzare archivi, cartellette e documenti, ma è indispensabile. Se anche a voi, come a me, gli articoli da ufficio così “seri” incutono soggezione, scegliete degli articoli più allegri, o più femminili, o semplicemente più colorati. Da un paio di anni, per questo motivo, ho solo archivi e quaderni Pigna Nature. 
  2. Curiosità
    La voglia di crescere, di rinnovarsi e di migliorarsi deve essere costante. Ciò che ieri era perfetto, oggi può essere obsoleto o non essere più funzionale. Non fossilizziamoci, mai.
    Per mantenere un’attività sempre florida occorre imparare continuamente. C’è chi si reinventa frequentando master, corsi online e workshop; chi studia sui libri per conto proprio, chi organizza incontri ed eventi per scambiare esperienze. La cosa più bella dell’apprendimento è che è praticamente infinito. 
    Cerchiamo di capire cosa si addice di più alle nostre tasche ed alla vostra personalità e buttiamoci: c’è un mondo di sapere che ci aspetta!



    Non solo, ma possiamo anche decidere di dedicarci ad un’attività collaterale che non ha a che fare con il nostro lavoro. Non bisogna credere sia tempo buttato: è proprio l’opposto, spesso è nutritivo. La curiosità e l’apertura mentale ripagano sempre chi lavora con la propria creatività.
  3. Organizzazione
    Ottimizzare il tempo è un’attività chiave dell’essere freelancer. Molto spesso ci si trova a gestire più clienti in contemporanea perché una sola commissione non garantisce un importo soddisfacente; in questi casi tornano molto utili alcuni strumenti di produttività (senza impazzirci, però!) che facilitano il flusso di lavoro. Nel prossimo numero ne consiglierò qualcuno che uso abitualmente. 
    A questo scopo poi, aiuta molto avere cura di un calendario e di un prospetto (planning) su cui segnare le attività. Io le divido per giorno e a sua volta, in mattina e pomeriggio. Mano a mano che procedo, dò un segno di spunta: non vi dico la scarica di endorfine quando, a fine giornata, spunto l’ultima voce della lista.
    Negli ultimi due mesi, l’attenzione al time management è stato un vero salvavita!
  4. Resilienza
    Nessuno è infallibile: perciò, imparare a prendere con classe alcune porte in faccia e a far tesoro di ciò che non va come ci aspettavamo, ci dà la possibilità di migliorarci e di diventare flessibili.
    La resilienza è proprio questo: la capacità di reagire al meglio agli ostacoli e di imparare dai propri errori. 



    Se non ci abbandoniamo alla lamentela ma scriviamo nero su bianco cosa abbiamo imparato in alcune circostanze sfavorevoli, ci accorgeremo che ogni porta in faccia è un’occasione di apprendimento e ne usciremo sicuramente più arricchitiResilienza è anche essere in grado di pensare a un piano B, e anche a un C e un D nel caso qualcosa vada storto. All’inizio si fa più fatica, ma lavorando su noi stessi ci ricorderemo, col tempo, di non cedere a quella sensazione di sconfitta e di pensare invece a delle soluzioni alternative, che a volte si rivelano stimolanti scoperte e tirano fuori il meglio delle nostre risorse personali. Un freelancer deve sviluppare una buona resilienza, per non arrendersi alla prima difficoltà (e nemmeno alla seconda e alla terza...) e riuscire quindi a portare a termine ciò che si era prefissato.
  5. Assertività
    Non prevaricare né essere prevaricati: questo è il succo dell’assertività.
    Per essere un buon freelancer occorre imparare ad esternare i propri punti di vista, esprimere le proprie esigenze e valorizzare le proprie idee, sempre restando educati e gentili.
    L’assertività è una sana fermezza: una caratteristica indispensabile anche per proteggere i propri spazi


    Alcuni clienti possono risultare un po’ prevaricatori (non sempre in mala fede)  e se non siamo in grado di stabilire dei limiti finiremo col creare situazioni molto tese e spiacevoli. 
    Imparare l’arte dell’assertività non è facile, si tratta di un equilibrio su cui lavorare. Lo si fa poco a poco e sempre meglio, nel tempo.
Mostre, corsi, concorsi
Lorena Alvarez
L'inverno è quasi finito (vero? Spero!) e i nuovi corsi e concorsi spuntano come fung... Ops, come margherite. Ho creato un PDF per voi, potete scaricarlo da qui e tenerlo come promemoria sul vostro computer. Voilà!
Scultura onirica e fantastica (prima parte)
Ci sono sogni che ispirano gli artisti: e alcuni di loro concretizzano questi sogni più di altri. Ecco la prima parte di una mia raccolta di foto relative a delle sculture e ceramiche a tema onirico, surreale e fatato. Buona visione, ne scoprirete delle belle!
Potevo non iniziare col mio amatissimo Maigritte? "L'avenir des statues" , scultura del 1901. Wow!
Christina Bothwell, l'ho scoperta per caso e me ne sono istantaneamente innamorata, soprattutto dei suoi lavori meno orientati al macabro.
Quando ho scoperto Nazar Bilyk ho passato un intero pomeriggio a sognare con le sue sculture.
Il sogno può anche divenire incubo.
Non poco inquietanti, ma di sicuro fascino sono le sculture di Christopher David White.
 
DAI! Dizionario di Arte e Illustrazione

Stop motion


La stop motion, conosciuta anche come puppet animation, è una tecnica di animazione che ha visto il suo inizio tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento.
Prevede la costruzione di pupazzi e marionette e delle scenografie in cui si muovono e, successivamente, lo scatto di una serie di fotogrammi dei personaggi che vengono posizionati in modo leggermente diverso per simularne i movimenti. L’illusione di animazione si crea proiettando gli scatti uno dopo l’altro in rapida successione.

Fra primi a sperimentarla, Albert E. Smith, Thomas Edison (proprio lui!) e J. Stuart Blackton.

immagine: dietro le quinte di "Wallace and Groomit"

Tra sogno e realtà: lo scenic design

Qualche tempo fa mi sono trovata quasi per caso ad ammirare dei set teatrali: mi si è aperto un mondo! Ho iniziato così a collezionare foto di scenografie. Eccone alcune fra le più belle.

"Count Dracula" - Julie Ray
"L'anello del Nibelungo" - Rosalie (Gudrun Muller)
"An inspector calls" - Ian McNeil+Stephen Daldry
"Rusalka" - Michael Levine
"Rusalka" - Josef Svoboda
"Sgint" - Cai Dyfan
"Candide" - Adam Rowe
"Sogno di una notte di mezza estate" - Brian Koeler
"Les familiers du Labyrinthe" - Alain Lagarde
"La tempesta" - Beowulf Borritt
10 gadget irresistibili per disegnatori

Entrare in un colorificio, si sa, è immergersi in un mare di tentazioni. Ma il web non è da meno: guardate che oggetti e gadget sfiziosi ho trovato (e vorrei non aver mai visto!).

Matite di legno naturale (di varie fantasie o semplici) prodotte artigianalmente da INKKIT. 
Pare sia diventato un oggetto di design piuttosto ricercato. Su Amazon i prezzi sono folli ma, misteriosamente, sul sito ufficiale il porta matite di Block costa più di 40 euro in meno e c'è anche in rosso e in grigio.
Fra il 2012 e il 2013, le matite in carta riciclata Moxie hanno avuto il loro momento di gloria. Anche ora sono piuttosto benvolute, il guaio è che il sito del produttore è praticamente scomparso e sugli shop iniziano a scarseggiare. I rivenditori online sono pochi. Uno di questo è Imaginate Designs
In legno e gomma, questa matita (stylus) per tablet sembra meravigliosa per usare app di disegno su ipad e altri tablet. La punta è morbida per non segnare lo schermo e il resto è in legno (con diverse colorazioni). La parte superiore è la gomma, come in una matita vera e come nelle penne grafiche. E' prodotta da FiftyThree  e si trova facilmente su Amazon.
Evita la fastidiosa frizione sulla tavoletta grafica, ma anche di sporcare con la grafite il disegno in divenire. E' il semi-guanto (ok, questo è il nome che gli ho dato io, non datelo per vero) ed è prodotto da Huion e SmudgeGuard. Il guanto Huion costa meno di quello SmugeGuard, ma il secondo ha le taglie definite per ogni grandezza di mano.
Se pensate di volere aggiungere un po' di verde al vostro studio (o angolo studio, come nel mio caso) ma non volete sacrificare il posto del vostro amato porta penne, sappiate che qualcuno ha pensato di unire le due cose.
I primi a farlo sono stati i designer coreani di Zeup Design Studio che hanno prodotto PooLeaf, un portapenne in cui i fili d'erba...scrivono! Sono nate poi diverse imitazioni con piantine e foglie diverse, già su Amazon ed Ebay si trovano diversi prodotti cercando "leaf pen" o "grass pen".
Vi ricordate quando i nostri genitori erano terrorizzati all'idea che potessimo disegnare sulle pareti di casa? Se come a me, vi è rimasta la voglia di disegnare, scrivere ed appuntare sui muri ciò che vi passa per la testa, potreste essere felici di sapere che qualcuno ha pensato anche a noi. La pittura muraria IdeaPaint permette di creare una superficie su cui è possibile disegnare, scrivere e soprattutto cancellare per poter ricominciare da capo! in questo video potete vederla all'opera.
 
Blocco creativo? Potrebbe essere d'aiuto la pratica ormai abbastanza diffusa del "Fill in the blank" cioè di riempire i vuoti. E spesso questi vuoti sono creati ad arte e raccolti in libri-dario e sketchbook, come quello di Keri Smith, "The imaginary world of _" che avevo messo in palio a Natale. A questo giro vorrei provare Walls Notebook, che sta lentamente diventando poco reperibile, ma sopratutto questo: Skywriting Journal, in cui cieli e nuvole chiedono solo di essere accompagnati da ciò che ci viene in mente!
Al momento i miei tubetti di acrilico giacciono in una scatola di alluminio per biscotti. Io uso le scatole di biscotti per qualunque cosa, ormai sembra di stare in una pasticceria.
Quando ho visto le scatole di metallo Pantone il mio cuore ha sussultato. Forse un gadget più da grafici, o per fissati delle scale cromatiche.

Per me rossa, grazie!

Mi ricordo ancora quando un mio professore di illustrazione ha dovuto raccogliersi la mandibola quando gli ho detto che tempero le mie Derwent col temperino della cartoleria dietro casa.
Forse potrei sentirmi meno in colpa con un temperino di design, come quello di Yanko? Per i più tradizionalisti ne esiste anche una versione a lama

<<Il desiderio di creare è una delle brame più profonde dell’animo umano.>>

- Elder Uchtdorf

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