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Da UAMI a EUIPO

L’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI), in data 23  marzo 2016, ha cambiato il suo nome, divenendo l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO). Questo cambiamento è dovuto all’entrata in vigore del regolamento (UE)  2015/2424 del Parlamento Europeo e del Consiglio. Il nome «marchio comunitario» diventa così «marchio dell’Unione Europea». Anche le tasse da pagare all’Ufficio hanno subito delle variazioni con una riduzione del loro ammontare: con il deposito non si pagheranno le tasse riferite a tre classi ma solamente alla prima. Ciascuna classe aggiuntiva oltre la prima avrà un costo separato. La EUIPO è la più grande agenzia decentrata dell’UE e ha sede ad Alicante, in Spagna. Gestisce la registrazione dei marchi dell’Unione Europea e dei disegni e modelli comunitari (DMC), due diritti di proprietà intellettuale che offrono protezione nei 28 Stati membri dell’EU.
A partire dalla sua creazione, nel 1994, l’UAMI, oggi EUIPO, ha trattato più di 1,5 milioni di domande di marchio provenienti da quasi ogni Paese e regione del mondo


 

 

Al via il Brevetto Unico Europeo

L’Italia, con formale presa d’atto della Commissione e con la predisposizione di un ddl di ratifica da approvare entro l’estate, ha comunicato la propria adesione al nuovo sistema di tutela brevettuale unitaria in Europa, dal quale si era inizialmente autoesclusa contestando il regime di trilinguismo (inglese, francese e tedesco).
Tale accordo si pone in stretto rapporto di coordinamento con la disciplina introdotta dai due regolamenti UE, 1257/2012 e 1260/2012, di attuazione della c.d. “cooperazione rafforzata”, che istituiscono il nuovo brevetto europeo e stabiliscono delle regole uniformi relative al regime di traduzione applicabile agli stessi brevetti.
Il brevetto attualmente in vigore è “unitario” esclusivamente nella fase di rilascio. Infatti, successivamente alla concessione, viene tradotto nella lingua del Paese in cui si chiede la protezione e soggiace alla giurisdizione dei relativi tribunali nazionali. Al contrario il nuovo brevetto europeo rimarrà unitario anche dopo la concessione da parte dell’European Patent Office, essendo poi convalidato in tutti i Paesi UE con un’unica traduzione e sottoposto a una giurisdizione comune e sovranazionale.














La tutela giudiziaria, infatti, sarà accentrata presso una corte sovranazionale e multinazionale composta da giudici specialisti nella materia provenienti dagli Stati membri. La divisione centrale di primo grado avrà sede a Parigi, Londra e Monaco, ognuna specializzata in determinati settori tecnici, occupandosi di controversie relative alla validità del titolo. La Corte d’Appello avrà, invece, sede in Lussemburgo, con diverse divisioni locali e/o regionali presenti in tutta Europa. In queste ultime si tratteranno le controversie per contraffazione. L’Italia dovrebbe dotarsi di una divisione locale con sede a Milano. Il processo sarà diviso in tre fasi: scritta, interlocutoria e orale.
Il nuovo sistema brevettuale costituirà un importante vantaggio per le imprese, grazie all’enorrme semplificazione della gestione processuale e grazie all’eliminazione dei costi di traduzione. È, inoltre, previsto, per favorire la competitività all’interno del mercato europeo, un regime economico agevolato per le micro e piccole imprese, che potranno usufruire di un abbattimento percentuale delle fees e delle spese di soccombenza.
Il brevetto europeo con effetto unitario dovrebbe entrare in vigore nel 2017, ma sarà alternativo all’attuale brevetto europeo se, nel periodo transitorio di sette anni, il titolare opterà per rimanere fuori dalla giurisdizione unitaria.

Patent Box UK: dati positivi
 
Dal 2013 l’Inghilterra ha adottato il Patent Box, il regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Tra il 2013 e il 2014 il numero di brevetti richiesti è cresciuto del 10% rispetto agli anni precedenti. Si è anche registrata una crescita positiva dell’economia nei dieci trimestri consecutivi dal Q1 2013 al Q2 2015. Si potrebbe, quindi, sostenere che il Patent Box ha contribuito ad aumentare l'innovazione, che a sua volta ha contribuito alla crescita economica per tutto questo tempo. Inoltre, secondo una nuova ricerca riportata nel KPMG Global Manufacturing Outlook, il 48% dei dirigenti delle aziende manifatturiere afferma che l’innovazione sta divenendo l’obiettivo principale delle loro imprese e solo il 2% degli intervistati considera ancora il pagamento delle tasse come una sfida. 

Più richieste di brevetti in Italia
 
Nel 2015, le richieste di brevetti italiani inoltrate all’European Patent Office (EPO) sono aumentate del 9%, il doppio rispetto alla media europea (+4,8%). Un dato importante per l’Italia, che arriva a rappresentare il maggior incremento percentuale mai registrato nell’ultima decade. Lo scorso anno sono state inviate 3.979 richieste di brevetto contro le 3.649 del 2014. L’Italia passa così dall’undicesimo al decimo posto tra i Paesi che desiderano una maggiore tutela della proprietà intellettuale.
Quali sono le aziende che brevettano di più? Indesit (con 107 brevetti richiesti) Fiat (84) e ST Microelectronics (58) sono le prime tre società italiane maggiormente attive nel far valere diritti e royalties sulle proprie invenzioni e scoperte. In quarta posizione Finmeccanica e Pirelli (con 39 richieste a testa), settima Eni e in decima posizione Prysmian. L’informatica è invece il settore in cui si sperimenta di più. Le domande italiane di brevetti riguardano per il +76% proprio il settore informatico, seguito da Comunicazione digitale (+59%), Farmaceutica (+54%) e Sistemi di Misurazione (+47%). 
Con una quota di circa il 33%, la Lombardia guida la classifica delle regioni italiane più creative per le richieste di brevetti da tutelare. A seguire l’Emilia Romagna (15%) e il Veneto (13%). L’incremento più clamoroso rispetto al 2014 si è invece registrato in Molise (+200%) e Sicilia (+100%). Entrando più nel dettaglio delle singole città, Milano vanta 806 richieste di brevetti, e distanzia di molto Torino (273), Roma (226) e Bologna (209).
 
Il caso petaloso
Il caso mediatico del neologismo “petaloso”, a cui ha dato vita Matteo, un bambino di terza elementare della scuola Marchesi di Copparo in provincia di Ferrara, riconosciuto, su istanza della sua insegnante Margherita, dall’Accademia della Crusca quale “parola bella e chiara”, sta divenendo anche un caso di difesa della proprietà intellettuale.
Il marchio originale legato all’ “errore bello” del figlio è stato registrato dal padre di Matteo – Marco Trovò – solo il 29 febbraio scorso, ultimo di quattro richiedenti. Due domande, una a Trani e una a Torino, risalgono a venerdì 26 febbraio, due giorni dopo lo scoppio del caso sui media e sui social. La terza è stata presentata sempre lunedì 29 nel barese da un negozio di scarpe di Gravina di Puglia (marchio Petalosa) e ha valenza comunitaria, a differenze delle altre tre nazionali.
Secondo Mauro Giannattasio, dg della Camera di Commercio di Ferrara, l’UIBIM verificherà gli aspetti formali e, salvo palesi similitudini tra i quattro marchi, saranno accettate tutte le domande. In caso di conflitto farà fede la data di deposito. 
La famiglia Trovò ha depositato il marchio non a fini di lucro, ma con l’idea di costituire una Onlus che raccolga i proventi per fare beneficenza alla scuola elementare e alla comunità di Copparo.
 
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