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Stabilità 2016 vista dall'On. Fanucci
La Stabiltà in pillole
• Elezioni greche
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Da sinistra: Sen. Andrea Marcucci , Sen. Massimo Muchetti

Evento FB: La Stabilità 2016 e le politiche economiche del Governo

Una manovra espansiva, il cui obiettivo è mobilitare le risorse che giacciono ancora inerti nella società italiana. Questo il giudizio complessivo che hanno potuto trarre coloro che, presso la Sala Conferenze di FB&Associati nella serata del 15 ottobre, hanno potuto assistere, a poche ore dalla conclusione del decisivo Consiglio dei Ministri che ha varato la legge di stabilità 2016, all'interessante dibattito organizzato da FBLab tra il Professor Tommaso Nannicini (consulente di Renzi a Palazzo Chigi), l'On. Edoardo Fanucci (Vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera) e il Sen. Maurizio Sacconi (Presidente della Commissione Lavoro del Senato).

Un mix di misure interessanti, che da una parte puntano a proseguire nella contrazione della pressione fiscale, sulla casa ma anche sul lavoro e sulle imprese, e dall'altra cercano di stimolare consumi ed investimenti, con l'innalzamento dei limiti per l'uso del contante, e la concessione dei super ammortamenti per le imprese che investono in beni strumentali.

Una manovra che, pur non dimenticandosi chi è rimasto indietro (primo pacchetto di misure contro la povertà) e non rinunciando a tutelare il merito (assunzioni straordinarie di professori, medici, ricercatori), replica quindi la strategia della "scintilla", dello "shock", già adottata in passato con la decontribuzione per le assunzioni.

Non mancano le ombre: di più e meglio si poteva fare sul fronte della revisione della spesa, che proprio per evitare effetti depressivi ha visto il Governo rinunciare in toto al dossier "tax expenditures".

Nel complesso, comunque, la maggioranza pare compatta: gli alleati centristi si confermano entusiasti (scindendo nettamente questo piano da quello etico, delle unioni civili), molto più della sinistra interna al PD, scottata dalle misure su casa e contante e delusa dalla rinuncia di Renzi a concedere la flessibilità in uscita sul fronte previdenziale.

Federico De Lucia

Stabilità 2016: il commento dell'On. Edoardo Fanucci

La newsletter di questo mese ospita le riflessioni dell’Onorevole del Partito Democratico Edoardo Fanucci, Vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge di Stabilità 2016 recentemente varato dal Governo.
Il tema sarà affrontato il prossimo mese, sotto una diversa prospettiva, da un esponente della Lega Nord.


L’Italia è tornata a crescere, dopo anni di stagnazione e di pericolosa recessione. Tutti i principali indicatori economici segnalano un’inversione di rotta molto evidente. Sarebbe paradossale, oltre che scorretto, negare il contributo straordinario fornito dalle riforme alla rinnovata crescita. La credibilità dell’Italia ha consentito di aprire decisivi spazi di flessibilità: abbiamo il dovere di utilizzare al meglio questa opportunità.    

La riforma del mercato del lavoro e della Pubblica Amministrazione hanno contribuito a dotare il nostro Paese dei “muscoli” necessari per ricominciare a correre e competere con il resto d’Europa. La fase più acuta della crisi è alle spalle, ma ovviamente c'è ancora molto da lavorare se davvero vogliamo portare definitivamente l’Italia fuori dalla crisi.    
    
Abbiamo bisogno di una strategia di ampia portata, che guardi al medio-lungo periodo, piuttosto che alla convenienza immediata. La Legge di stabilità 2016 non è un provvedimento isolato, ma deve essere considerato all’interno del processo di cambiamento complessivo avviato con successo dal governo fin dal febbraio 2014. L’obiettivo è aggredire i mali storici della nostra economia e portare a termine misure che per anni sono state annunciate e mai davvero realizzate.

L’eredità che ci è stata consegnata dal passato non è affatto semplice da gestire.     

Basti pensare alle ingenti risorse (circa 16 miliardi di euro) che dovremo mettere in campo per non far scattare le clausole di salvaguardia e i 2 miliardi di euro che saranno necessari per coprire le spese imposte dalle sentenze della Corte costituzionale. In ogni caso, le evidenti criticità del passato non ci impediscono di programmare il futuro con ambizione e dedizione. L’abolizione della Tasi è un ulteriore taglio delle tasse che si aggiunge alle misure di riduzione della pressione fiscale già approvate.    

L’Italia, infatti, sta finalmente uscendo da una crisi lunga e molto dolorosa. Nella prossima Legge di Stabilità, saremo chiamati a mettere in campo ogni misura possibile per aumentare la domanda, il livello degli investimenti e la produttività. Il taglio delle tasse è fondamentale per restituire potere di acquisto alle famiglie e fiducia ai consumatori. Allo stesso tempo, è prioritario un intervento di sostegno alle famiglie che vivono sotto la soglia di indigenza, un piano nazionale contro la povertà.

Commettere gli stessi errori del passato sarebbe imperdonabile. Occorrono misure nuove, coraggiose e autenticamente riformiste. Il governo Renzi ha già dimostrato di essere credibile, perché in grado di abbassare le tasse e di creare le condizioni per la ripresa.    

Andiamo avanti, con la forza di chi, guidato dall’amore per il proprio Paese, non si risparmierà nemmeno per un attimo e ce la metterà tutta per portare a casa i risultati attesi.

Oggi c’è una nuova speranza, coltiviamola insieme.
Edoardo Fanucci
Vice Presidente Commissione Bilancio
Camera dei Deputati
La Stabiltà in pillole


 
Elezioni in Grecia: cosa è cambiato con la seconda vittoria di Tsipras?

Confrontando i risultati delle elezioni greche di settembre con quelle dello scorso gennaio, si rimane stupiti da un fatto: le percentuali di consenso ottenute dai vari partiti sono quasi perfettamente identiche. In realtà, dietro questo apparente immobilismo elettorale, si cela un poderoso ribaltamento di sistema politico, e non potrebbe essere diversamente, vista la rilevanza politica che per la Grecia ha rivestito l'ultimo anno.

Se la vittoria di Syriza dello scorso gennaio aveva gettato nel panico i mercati internazionali, la conferma di poche settimane fa li ha in realtà tranquillizzati. Un partito che a gennaio si candidava ad imporre all'Europa un cambio di passo e a rifiutare il rigorismo eurogermanico, oggi si appresta ad attuare un patto che nella sostanza recepisce tale rigorismo, avendo ottenuto in cambio dai creditori solo la promessa di una futura rinegoziazione del debito, che a ben vedere era un dato di fatto scontato già dall'inizio. Come è possibile che uno stesso partito vinca due elezioni proponendo due programmi opposti, a distanza di nove mesi, e senza perdere consensi?

La risposta è nel protagonismo del suo leader, il premier Alexis Tsipras. Eletto sulle macerie di un paese impoverito da 5 anni di austerity, arriva a Bruxelles come rivoluzionario, ma nell'arco di qualche mese è costretto ad adeguarsi ad uno status quo oggettivamente immodificabile. Di fronte al muro tedesco, insuperabile nemmeno dopo mesi e mesi di negoziato, accetta la medicina ma si rifiuta di farsi delegittimare in Patria. Indice un referendum epocale contro il rigore, lo vince contro ogni pronostico, ma poi nella sostanza lo disattende dopo qualche giorno. Un comportamento stranissimo, visto dall'esterno, ma che in Grecia non lo penalizza minimamente: in un contesto di fine della recessione e di fronte a competitori politici non altrettanto carismatici, rivince le elezioni senza perdere un punto percentuale, e spazzando via persino dal Parlamento la sinistra radicale interna che gli si opponeva. Eroe in patria, figliol prodigo in UE, si appresta ora ad attuare un programma al quale lui stesso si è vincolato, con la fiducia dei partner europei, in un contesto di moderata ripresa e senza la minaccia di oppositori altrettanto popolari.

Sul fronte europeo, la vittoria del "nuovo" Tsipras è un fattore fortemente stabilizzante. Il nuovo Governo ha un programma ambizioso di riforme concordate con i creditori che, dal canto loro, si sono riservati di decidere se e come procedere alla ristrutturazione del colossale debito greco solo sulla base dei progressi fatti dal Governo (la prima "valutazione" è prevista per fine novembre).

In sostanza, la Grecia resta "commissariata", e la partita si sposta ora sull'attuazione delle riforme promesse, che si annuncia tutt'altro che semplice, soprattutto sul fronte della ristrutturazione della spesa previdenziale. Ma, quanto meno sino ad ora, almeno la fiducia reciproca pare tornata.
                                                                                                    
   
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